spora # 25

I

Tutto, per tutti, è relativo. Ognuno può scegliere di interpretare gli aspetti della vita come vuole e cambiare ogni volta che desidera miriadi di prospettive.

Stare in mezzo a cielo e mare ti rende puro, perché non sei contaminato dal mondo materiale, dalla razza umana, dalla società. Solo autentica natura intorno, che con la sua vastità accende le percezioni, mettendoti in armonia con tutto il suo universo.
Qui si può prendere il tempo e dilatarlo, fare a pezzi lo spazio, e decidere cosa essere e perché.
Non si hanno limiti del pensiero.

Ed ecco che il mondo appare completamente sommerso dall’oceano, l’essere umano immerso nella natura e privo di tutto ciò che è superfluo per se stesso. Ora possiede soltanto delle branchie per respirare ed è fatto quasi della stessa essenza anche degli squali più feroci e bramosi.
Non ha auto, non ha la tecnologia, non possiede una casa tutta sua, non ha capi né governi, non ha la logica del consumismo, non ha un televisore. Non ha niente.
Io so che nulla mi appartiene al mondo, fuorché il pensiero.

Qui dal fondo del mare non ci sono suoni, sembra che la realtà sia lontana, senza spazio, che il mondo reale e materiale esista solo nei ricordi dell’essere umano. Anche i pensieri iniziano a sfuggire al tempo e diventare immagini sfocate del passato, provenienti da una realtà altra, da un altro tempo, da altre menti, da altri uomini.
Fino ad allontanarsi completamente dal presente.

Lì dal fondo di quel mare era possibile fissare il sole, anche se era solo un surrogato, un sole distorto il cui calore proveniva soltanto dai residui sopravvissuti alla grande massa d’acqua.

II

Quell’estate decisi di andare in Grecia, volevo stare in mezzo a delle persone e ad un paese che, come spesso accade, col tempo e senza la loro volontà si erano ritrovati ad essere prigionieri di una lotta tra squali. E se il termine squalo risulta generico, la differenza tra i lottanti stava soltanto nella differenza tra le varie specie di squali.

Come pesci rossi strappati all’oceano, quelle persone alle quali noi tutti seppur geograficamente distanti, eravamo contestualmente molto vicini, erano in balìa dell’impotenza e della rabbia.
Nessuno si degnò mai di cambiare la realtà delle cose, o solo descriverla, secondo il loro punto di vista, mai vennero prese decisioni che concretamente riguardassero le loro necessità.

Sarei voluta andare da ognuno di loro e chiedergli “Come ci si sente in un’atmosfera di così generale sconforto? Come vi organizzate e attivate per trasformare la vostra ira in qualcosa di concreto per tentare di nuotare fino a riva? Come si sta con le banche chiuse? Credete davvero, ancora, che sia meglio restare nella zona dell’euro squalo? Come ci si sente a vivere l’ennesimo esempio, e sulla propria pelle, che i cittadini non valgono nulla?”
Ma cittadini di cosa? Di un paese che, come un burattino di teatro, era ormai da anni mosso dai più spietati di un gruppo di capi squali europei, secondo i loro interessi sempre più rigorosamente economici, tentando probabilmente di eliminarlo da quel gruppo?
Di un paese che, in una situazione di degrado economico, e stanco di ricevere umiliazioni dai capi squali europei all’insegna del sempre deleterio capitalismo, si rivolse a quelle persone con il fantomatico referendum. E quelle persone le fece sperare, le illuse che la loro opinione, con il fantomatico voto, potesse servire davvero a qualcosa, a cambiare: a prosciugare, almeno in parte, il mare del grosso debito in cui loro stessi si erano tuffati, ma che inondava soprattutto le masse più povere di quei fantomatici cittadini.
Ma i volti di gioia, e tutte quelle bandiere greche sventolate dopo la vittoria del referendum, la vittoria della maggior parte dei cittadini, che non si piegavano ad altre misure di austerità che avrebbero danneggiato ancora di più ogni loro singolo giorno, furono spazzati via quando il governo pochi giorni più tardi approvò il programma di riforme di “salvataggio” dello squalo gruppo, più pesante di quello che quei cittadini avevano respinto pochi giorni prima col voto, dandosi così in pasto agli squali creditori che sembravano avere sotto controllo ogni loro mossa, tanto da anticipare che quel referendum sarebbe stato completamente inutile.

E quel referendum inutile era stato per loro un’ancora di speranza intravista negli abissi e poi scomparsa nelle profondità ancora più oscure. E poi di nuovo lotta tra squali, naufragi.
E come in ogni naufragio, in questo scontro tra squali tutto sta nel restare a galla, anche se solo con una zattera a disposizione.

Lo squalo greco, soggiogato dai capi squali europei, accettò quel programma perché sapeva già che sarebbe stato anch’esso un fallimento? Voleva davvero applicare quelle riforme? Voleva forse arrendersi e uscire dalla zona dell’euro squalo? O lasciare tutto in mano ai cittadini, sperando in una vittoria del “Sì”?
In ogni caso, quello squalo greco che da quando era stato eletto, tanto aveva fatto sperare chi ancora credeva che potesse esistere una buona politica, o una differenza significativa tra una destra e una sinistra, fallì. Fallì soprattutto con i suoi cittadini, fallì che si trovasse ormai in gabbia o no, che non avesse più alternative o no.

E in quella allegria di naufragi, i superstiti lupi di mare ripresero il viaggio, e così le manifestazioni dei fantomatici cittadini, della gente, degli esseri umani, e le molotov di quelli che prima ci avevano sperato, divennero sempre maggiori e la delusione sempre più rabbia, unendosi a tutti coloro che non si erano mai illusi e che invece ritenevano che se c’è un governo, una logorante economia finanziaria è inevitabile, e se c’è un solo squalo al potere di ogni paese, sempre i pesci più piccoli vengono assoggettati, e se c’è un governo, c’è sempre un velenoso potere, e non esiste potere sulla terra che abbia in sé la solidarietà.
Erano coloro che sulla solidarietà basavano le proprie speranze, le proprie vite e le relazioni umane. Coloro che non credevano a ciò che la maggior parte della gente dice sul capitalismo, ovvero che seppur distruggendo la società, ormai è parte integrante di essa, e con questo dobbiamo convivere, e invece combattevano per eliminarlo.
Questo tipo di cittadini, si mescolava alla maggior parte dei cittadini della vita urbana di Atene, e si concentrava nel quartiere di Exarchia. Uno spazio in cui la condivisione e la solidarietà erano il fondo della quotidianità, in cui si viveva secondo un atteggiamento altro verso il mondo e i propri simili, in cui il capitalismo, e più concretamente il denaro erano trasformati in attività di baratto, di scambio reciproco di ricchezze individuali, attività educative, in cui il valore dello stesso denaro presente nella società fuori da questo spazio, qui era trasformato nel valore umano di ognuno.
Un mondo altro, fatto di autogestione e collettività sociale, un mondo diverso dal resto della città, e ciò che è diverso dalla maggior parte delle cose, come ben si sa, quasi sempre non piace allo stato.
E non piaceva allo stato greco tanto da istituire corpi di polizia appositi per Exarchia, tra cui la squadra Delta, che sorvegliava il quartiere giorno e notte anche quando non c’era alcun tipo di rischio, e penetrava, e si diffondeva nei suoi vicoli come un brulicare di insetti. Come per fomentare l’ira e rendere meno spaziosa la libertà di ognuno, come a voler ricordare continuamente che un mondo simile non può esistere finché sarà presente uno stato, che con la repressione può controllare e agire su tutto quello che non gli piace, che il capitale non si può eliminare altrimenti finiremmo per essere tutti uguali.

Ma se tutto, per tutti, è relativo, partendo da questo spazio sociale gran parte delle miriadi di prospettive per l’essere umano iniziano a prendere forma, e se la maggior parte dei cittadini greci pieni di sconforto, illusi e disillusi in piazza Syntagma aveva una visione diversa, cosa invece mi avrebbe detto questa gente, se avessi chiesto loro “Come si sta con le banche chiuse?”

III

Quell’estate mi resi conto che solo la tenacia e la determinazione fanno di se stessi ciò che si vuole essere. E che puntando a scegliere il meglio, tutto sta nel restare a galla, e quando è il momento giusto, immergersi con cautela negli abissi fino a quando il proprio corpo riesce a reggere, oppure tuffarsi dall’altezza più elevata e spaccare i legami delle molecole dell’acqua per raggiungere i propri sogni in profondità.
Imparai che l’essere umano ha bisogno di stimoli, la mente umana ha bisogno di stimoli e che non bisogna lasciarsi ingannare dalle false realtà, quelle solo apparenti e fugaci, dove il tempo sembra non esistere.
Imparai che la schiettezza è uno dei migliori dispositivi per crescere, che l’autocritica a volte è la migliore arma, e che per ogni singolo difetto vale la pena fare a pugni col proprio orgoglio, ma che bisogna tenersi stretta la propria dignità e non lasciarla disintegrare mai per nessuno.
Imparai che l’odio non esiste, neanche verso coloro che dopo averti dato tutto, ti lasciano da parte appena non ti trovano più un elemento necessario alle loro vite, insegnandoti che esiste un’altra specie di squalo, quella più infima che dapprima si nasconde e si maschera da grazioso essere umano, e poi rivela il suo aspetto quando meno te l’aspetti.
Imparai che è facile lasciarsi dietro tutto quello che non ci piace avere tra i ricordi, e proseguire più tenaci di prima, sbarazzandosi di quelle persone-squalo, con la consapevolezza di non appartenere mai totalmente a nessuno, se non a se stessi.
Imparai che le persone migliori, da sempre, sono quelle che ci rendono migliori, ed è a loro che vale la pena dedicarsi.

Quell’estate imparai che le coscienze di ognuno hanno parecchio da dire e che non le si può zittire con facilità, bisogna lasciarle parlare e ascoltarle, come il suono del mare, perché solo così si riesce a guardare il mondo per quello che è e quello che non è, solo così si riesce a nuotare e stare a galla, e al momento giusto, riemergere.

IV

Da quassù tutto è come sembra, il tempo scorre in fretta e il presente non si fonde mai col passato.
L’autenticità di ogni cosa sembra contaminata, e l’essere umano possiede molto più di quello che necessita. Il mondo materiale è la nostra realtà, e il gioco di assoggettamento più feroce è quello dell’uomo sulla natura.

Ma se è vero che in mezzo a un naufragio e con solo una zattera a disposizione, tutto sta nel restare a galla, è vero anche che un meccanismo che faccia accendere la speranza c’è sempre, basta non spegnerlo mai.

Tutto, per tutti, è relativo, ma c’è sempre una possibilità tangibile, una alternativa, una scelta pratica a cui prima o poi ci si trova di fronte, e con molte probabilità questa scelta fa di ognuno ciò che è, ed è quella che più si avvicina alla cosa giusta, per quanto la connotazione di giusto possa essere relativa.
Tutto, per tutti, è relativo, ma se per alcuni il lavoro nobilita l’uomo, per altri è la conoscenza la parola chiave di tutto.
Tutto, per tutti, è relativo. Ma lo squalo, in natura, segue sempre l’istinto, l’uomo invece dovrebbe essere dotato di ragione, e perfino raziocinio.
E se in natura il pesce più grande mangia quello più piccolo, nella realtà umana non ci sono differenze di misure che tengano. Perciò se per alcuni il concetto di assurdo sta nelle proteste di un gruppo di profughi per le indecenti condizioni di alloggio e lo scarso cibo che gli sono riservati da un altro paese, per altri il concetto di assurdo sta nell’assurdità con cui quelle persone reputano tutto ciò un’assurdità.
E se è vero che non si può scegliere il posto dal quale si arriva, si può sempre decidere dove andare.

Ora che sto in mezzo a cielo e mare, mi giro e volgo l’ultimo sguardo a quell’abisso marino che tanto mi ha raccontato, e poi a quel sole che anche se da quassù non lo si può guardare per più di un paio di secondi a occhio nudo, è il sole più autentico che possiamo desiderare.

Quest’estate l’universo della natura continua a farmi capire che esiste una coscienza globale che lo collega a quello degli esseri umani, e che ogni volta che una singola coscienza si accende, tutto l’universo si accende, e che la coscienza collettiva quando si accende, può trasformare qualsiasi cosa.
E sta lì come a voler dire che è sempre pronto a raccontarci quello che a volte dimentichiamo, come per dirci che nulla ci appartiene al mondo fuorché il pensiero, o come per salutami e dirmi
“Ci rivediamo presto.”

oxi2015

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